I MASTER: OPPORTUNITA’ O MACCHINE MANGIASOLDI?

Negli ultimi cinquant’anni l’università è diventata di massa. L’accesso all’università è stato progressivamente facilitato dalla contestazione del ’68. Che tutto ciò sia stato un bene questo è assodato. Ma nessuno avrebbe mai pensato che il libero accesso avrebbe portato ad una banalizzazione dei programmi universitari e a riforme sciagurate. Il primo colpo mortale si è avuto con il 3+2. Cosa ha prodotto il 3+2 ? Banalizzazione dei programmi, spezzettamento e ridondanza degli insegnamenti e soprattutto un sacco di denaro nelle casse universitarie. Sono nati rami del sapere impensabili. Sono spuntati come funghi corsi dai nomi ridicoli e accattivanti che nascondono il vuoto cosmico. Una nutrita schiera di neolaureati con le più improbabili specializzazioni è andata anno per anno a rimpolpare la sciagurata nave della disoccupazione giovanile. Che il 3+2 non abbia rappresentato un sostanziale adeguamento al modello universitario americano è sotto gli occhi di tutti. Il sistema universitario italiano prevede due livelli: la laurea triennale (bachelor’s degree) e la specialistica (il master’s degree). Mentre i due livelli dell’università americana rispecchiano realmente una specializzazione maggiore, i nostri due livelli denunciano solo una mancanza di senso programmatico delle nostre istituzioni. Quando i sistemi esteri varcano l’Italia subiscono un abbruttimento senza precedenti. Le ruote del meccanismo si inceppano e l’adeguamento agli standard esteri è solo formale. Il 3+ 2 esiste solo negli accattivanti nomi dei corsi universitari e non certo nei programmi ripetuti fino alla nausea. Come al solito, però, c’è chi ha visto in questa grande sciagura per gli studenti universitari, una straordinaria opportunità. I baroni universitari hanno trovato in questo meccanismo mafioso un’autentica macchina da soldi. I due livelli di laurea hanno creato un numero incalcolabile di fuori corso e la durata media dei corsi si è innalzata di molto. Ci si laurea sempre più tardi in quanto è necessario completare due cicli di laurea totalmente identici e ripetitivi. CI si può fermare alla triennale? No, perché la triennale non è né carne né pesce. E perché dovrei produrre una tesi di laurea e discuterla davanti a una commissione? Perché dopo il percorso triennale il presidente di commissione mi proclama dottore? La solita farsa all’italiana. Il percorso “specialistico” inizia così mediamente a 24/25 anni, a un’età in cui ci si laureava tranquillamente con il vecchio ordinamento. La specialistica presenta programmi identici a quelli della triennale, producendo degli autentici doppioni, come le figurine Panini con le quali si giocava da piccoli, ma mentre queste potevano essere scambiate, i doppioni universitari no. Seconda proclamazione in una specializzazione che in realtà non esiste. Dottore di secondo livello a 26/27 anni. Sono le aziende con i loro annunci di lavoro a farci capire come le specializzazioni delle lauree (umanistiche soprattutto) siano solo una farsa. Ecco che negli ultimi vent’anni è sorta una mafia nella mafia:il business dei master. Organizzati dall’università (ironia della sorte) o dalle aziende ( un po’ meglio) i master dovrebbero finalmente creare dei profili più strutturati , pronti per essere resi disponibili al mondo del lavoro. Altro business ancor più torbido dei corsi universitari. Esistono master per diventare giornalisti (ma come, prima lo si diventava sul campo!) a quelli per fare i portaborse. Da quelli che ti insegnano l’argomentazione giuridica (ma come, hai una laurea in giurisprudenza e non ti hanno insegnano ad argomentare?!?), a quelli che dovrebbero formare i futuri editori (perché alla facoltà di lettere, corso editoria e giornalismo,  di editoria e giornalismo non vi è nemmeno l’ombra?). Perché le specializzazioni universitarie non “specializzano”? Semplice baby. Sono solo affari. Soldi, denaro. Un giro incalcolabile. Altro che mafia. Dopo un ulteriore master costosissimo sono pochi quelli che riescono a trovare un lavoro decente in una grande azienda e, in generale, un lavoro degno delle proprie aspettative e del denaro dilapidato in formazione. E il resto dei giovani scalpitanti? Quelli con una laurea e senza un master o in generale coloro che, pur avendo conseguito un master,  sono stati abbandonati al loro destino, nonostante le alte percentuali di placement vantate da certi enti e università ? E’ andata così. Bisogna far presto perché altrimenti sarà difficile entrare nel mondo del lavoro. Sì, perché secondo gli standard di Bruxelles, per accedere a tirocini pagati con una miseria, (si veda il tanto strombazzato programma “Garanzia Giovani”) bisogna rientrare in una fascia d’età che va dai 15 (!?) ai 29 anni. Ah, se solo a Bruxelles conoscessero le miserie del sistema universitario italiano che ti portano a concludere gli studi molto tardi! Hai 30? Anche se hai 2 lauree e due master sei fuori! Che cazzo vuoi? Puoi pure morire in un call center! Hai più di 75 anni e hai compiuto un reato,  tipo scoparti una prostituta minorenne? Bravo! C’è una bella legge che non ti fa andare in carcere. Grazie Italia!.

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