Scissione o conformismo?

Gli intellettuali paesani di oggi non fanno che parlare continuamente di scissioni, tramonti, oppressioni. Ridicolizzano il lavoro meccanizzato e pensano che l’uomo che loro stessi giudicano “medio”, non abbia la minima capacità di senso critico. Aborrono tutto ciò che non possono comprendere. Con un linguaggio involuto, rendono volutamente oscuro ciò che è semplice e banalizzano realtà che meriterebbero di essere studiate più accuratamente.Parlano dell’uomo-massa e contemporaneamente si auto-escludono da essa. Loro sanno quali sono i libri degni di essere letti e disprezzano ogni forma decadente ripetitiva e banale di produzione artistica. La soap opera? E’ per la casalinga di Voghera, quella che nel tempo libero vede le trasmissioni di Barbara d’Urso e riesce contemporaneamente a farsi un’idea per le prossime elezioni. Contestano l’uomo ad una dimensione di Marcusiana memoria e affermano di essere strenui difensori del dialogo, ma le loro sono solo farneticazioni a senso unico.  La funzione critica della maggior parte degli intellettuali o presunti tali si sta ormai lentamente esaurendo. Esistono sempre le voci fuori dal coro, ma sono quelle che non parlano più di scissioni, tramonti e oppressioni. Niente rivoluzioni per loro. Il vero intellettuale che forse deve ancora nascere sarà colui il quale, laddove tutti sentono il dovere di riformare e opporre, inizierà a tessere gli elogi del conformismo.

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