Scissione o conformismo?

Gli intellettuali paesani di oggi non fanno che parlare continuamente di scissioni, tramonti, oppressioni. Ridicolizzano il lavoro meccanizzato e pensano che l’uomo che loro stessi giudicano “medio”, non abbia la minima capacità di senso critico. Aborrono tutto ciò che non possono comprendere. Con un linguaggio involuto, rendono volutamente oscuro ciò che è semplice e banalizzano realtà che meriterebbero di essere studiate più accuratamente.Parlano dell’uomo-massa e contemporaneamente si auto-escludono da essa. Loro sanno quali sono i libri degni di essere letti e disprezzano ogni forma decadente ripetitiva e banale di produzione artistica. La soap opera? E’ per la casalinga di Voghera, quella che nel tempo libero vede le trasmissioni di Barbara d’Urso e riesce contemporaneamente a farsi un’idea per le prossime elezioni. Contestano l’uomo ad una dimensione di Marcusiana memoria e affermano di essere strenui difensori del dialogo, ma le loro sono solo farneticazioni a senso unico.  La funzione critica della maggior parte degli intellettuali o presunti tali si sta ormai lentamente esaurendo. Esistono sempre le voci fuori dal coro, ma sono quelle che non parlano più di scissioni, tramonti e oppressioni. Niente rivoluzioni per loro. Il vero intellettuale che forse deve ancora nascere sarà colui il quale, laddove tutti sentono il dovere di riformare e opporre, inizierà a tessere gli elogi del conformismo.

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Prima di iscriverti all’università e buttare nel cesso i risparmi dei tuoi, pensaci due volte. Anche tre.

Che faccio dopo il diploma? Che cosa accade nella mente dello studente che si pone questa domanda? Elabora una risposta autonomamente oppure si guarda attorno cercando conferme dal comportamento dei suoi coetanei? Sono pochi quelli che ragionano con la propria testa (e sì, lo ammetto, io non faccio parte di quei pochi). La  maggior parte dei diplomati non seguono le proprie aspirazioni, ma si fanno guidare inconsapevolmente dal principio di riprova sociale. Ti sei appena diplomato, ma non hai le idee chiare sul futuro. Cosa fai? Hai intenzione di chiudersi in un call-center? No, mai sia. Ti iscrivi all’università, magari una di provincia perché i tuoi non riescono a pagarti una che conta. Bella l’università. Hai 19 anni mille progetti. Lavori in un call-center per  250 euro al mese, ma la situazione non ti pesa perché la reputi di passaggio. Sì, perché frequenti l’università! Dopo l’agognato pezzo di carta sogni  un master, una specializzazione negli Stati Uniti e magari di cenare alla Casa Bianca un giorno. Peccato che la realtà non sia così dorata. Ti perdi fra i meandri merdosi di quell’istituzione putrefatta, fra  segretari cafoni e bibliotecarie strappate alla prostituzione da professori universitari di “buon cuore”. Il tempo passa, credi di farti una posizione, ma inizi ad assuefarti a quella vita del cazzo. Il tempo scorre fra lavoretti di merda, partite di calcio, amici geni dell’elettronica e del computer che per un pelo non sono entrati in qualche grande istituzione governativa, genitori dei succitati amici che quando ti incontrano per strada godono nel farti sentire una merda con frasi innocue del tipo “Sai, mio figlio si è sistemato. Ha un lavoro, una moglie stupenda,  il cane, il gatto, l’amante e un boa constrictor ficcato su per il culo”. La vita online va anche peggio. No, non parlo di facebook. I presuntuosi utilizzano un altro social network per vomitare al mondo la propria genialità. Non è che non esistano persone in gamba su questa Terra, ma è altamente improbabile che il mondo si sia popolato di CEO e founder dall’oggi al domani. Avete presente la curva a campana di Gauss? Bene. Prendiamo ad esempio Linkedin. Ci sono coloro che si creano il profilo Linkedin per millantare competenze mai possedute o che dichiarano di svolgere professioni altisonanti. Parliamo di questi manager del Kaiser. Ma chi è il manager? Una parola che significa tutto e non significa nulla. Manager, dal latino manu agere,  indica colui il quale conduce gli altri. Ebbene sì. Il manager è colui che sotto di sé ha decine, centinaia o migliaia di dipendenti. E’ colui che gestisce unità operative. Quindi la prossima volta che vi imbattete in un tizio che su Linkedin utilizza un inglese maccheronico per dire che a Milano lavora come Visual Merchandising Manager rispondetegli “Pirla, puoi anche scrivere che fai lo scaffalista. Che cazzo c’è di male. E’ un lavoro come tutti gli altri. Così poi tua madre smette di scassare i maroni alla mia, esclamando “Mio figlio sta facendo carriera a Milano!”. Ma vaffanculo!” Intanto il tempo passa. Sei perennemente risucchiato da queste storie, dalle cazzate degli amici, dalla tipa che non te la dà perché non puoi pagarle la cena in quell’esclusivo ristorante tibetano , dalle lezioni in “Estetica dello scaccolamento compulsivo”, da genitori dei succitati scienziati in erba. Alla fine torni in te quando realizzi di aver buttato nel cesso un sacco di tempo  e denaro che avresti potuto spendere per la crescita personale e professionale e magari per qualche sfizio. Ragazzi, non fate l’università o se dovete varcare la soglia di quel cesso di istituzione cercate di finire nei tempi previsti. Non fatevi risucchiare dalle storie o dai giudizi altrui. Non perdete tempo a fare lavori di merda tanto i professori  – che non hanno mai lavorato in vita loro –  non vi diranno mai “Bravo, ti apprezzo Oh studente lavoratore!” ma penseranno “Ancora questo coglione che ci mette 85 anni a laurearsi? Sai che me ne fotte, tanto rimpolpa le tasche mie e quelle dei miei rampolli”. E scordatevi il dottorato. E’ per gente agganciata, non per voi! Stringete i denti e anche se vi sentite dei molluschi, non perdete tempo in attività extracurriculari. Non cercate di preparare gli esami alla perfezione. Non leggete libri per i cazzi vostri. Non coltivate passioni intellettuali estranee al vostro percorso universitario, tanto per il vostro relatore di tesi non siete altro che un altro pollo da spennare. Non scegliete facoltà inutili. La disciplina “Storia delle pantofole nel XV secolo” dà da mangiare al tizio viscido che insegna quella disciplina, non a colui che la studia! Per il mondo del lavoro è più interessante il profilo di un ragazzo laureato a 24 anni, ignorante, presuntuoso, allergico alla cultura e che non ha mai lavorato piuttosto che il profilo di un tizio laureatosi tardissimo con quarantamila interessi  e con alle spalle una miriade di lavoretti di merda! Tanto alla fine ci morirete con quel lavoretto di merda, anche se siete plurilaureati.

Minguccio85