Recensione del libro “Pragmatica della comunicazione umana” di Paul Watzlawick, J.H.Beavin, Don D. Jackson

Pragmatica della comunicazione umana di Paul Watzlawick

“Pragmatica della comunicazione umana”  di Watzlawick e altri, non è solo un libro per addetti ai lavori, bensì qualcosa di più: è un’avventura entusiasmante.

Gli autori, tra cui quello di spicco è sostanzialmente il già citato Paul Watzlawick, uno dei massimi studiosi della comunicazione nonché uno dei fondatori della scuola di Palo Alto, ridefiniscono il paradigma comunicativo statico e lo arricchiscono con modelli teorici mutuati da altre discipline: dalla filosofia della scienza (Popper un nome fra tutti), alla cibernetica (con un riferimento particolare alla seconda rivoluzione epistemologica attuata da Heinz von Foerster), dall’ecologia alla teoria dell’informazione, dalla logica allo studio dei conflitti interpersonali.

“Pragmatica della comunicazione umana”  e’ un volume molto impegnativo che contiene in nuce le idee che hanno caratterizzato tutta la produzione successiva di Watzlawick.

Costruttivista ad oltranza, Watzlawick ridefinisce il concetto di realtà in maniera radicale. La realtà non ha una propria esistenza oggettiva al di fuori della mente di colui che la osserva, ma è il frutto di una reificazione mentale. La realtà rispecchia i binari di pensiero di colui che la concepisce. A complicare il quadro vi è irrimediabilmente la comunicazione studiata a fondo anche nei suoi aspetti matematici, aspetti che esulano da fini quantitativi, ma che sono orientati esclusivamente a porre certi problemi comunicativi in un’ottica innovativa.

Due persone che comunicano metteranno in campo delle visioni del mondo differenti; è qui che entra in gioco la comunicazione con le sue logiche. Lo scambio verbale (linguaggio digitale) e non verbale (linguaggio analogico) tra due individui attiva una contrattazione continua di un senso. La realtà è co-costruita da due o più persone (nel saggio si parla anche di logiche familiari conflittuali). La comunicazione ha delle proprie regole e persino i conflitti hanno una propria logica. Un contesto familiare problematico si autoperpetua proprio perché i protagonisti si ostinano a seguire inconsciamente delle regole. Come possono essere risolte gravi impasse comunicative? E’ necessario che i protagonisti coinvolti in questo gioco al massacro non cambino autonomamente le regole, ma che a farlo sia una persona esterna, un terapeuta. Quest’ultimo ha il compito di risolvere i paradossi ricorrendo ad una metaregola che calibri l’intero sistema. Ogni riferimento all’insight di tipo psicanalitico è escluso: il passato non ha più una grande importanza e il “perché” di una disfunzione comunicativa o intrapsichica è totalmente bandito dal quadro concettuale esposto nel libro.

E’ il “come” che interessa agli autori di Pragmatica della comunicazione umana, non il perchè.. Un problema viene visto come un malfunzionamento di un congegno. Bisogna intervenire sul problema presente e non chiedersi quali siano state le fasi che hanno portato al suo presentarsi.

Il risultato di questo approccio è una considerevole riduzione del tempo richiesto per la guarigione e la risoluzione di problemi interpersonali. E che ne è della concezione monadica della malattia mentale? Uno schizofrenico è tale rispetto a quale situazione?

In questo senso Watzlawick e gli altri autori nel saggio Pragmatica della comunicazione umana riprendono il concetto di double bind introdotto da Bateson, interpretando la schizofrenia di un individuo come l’unica reazione possibile ad un contesto comunicativo disfunzionale.

  1. Dov’è “allocata” la malattia mentale?
  2. Nella mente del “malato” o nel contesto relazionale?
  3. E’ il malato la causa di una situazione familiare insostenibile oppure è il modello comunicativo stesso che, viziato alla base, finisce per riverberarsi nuovamente sul malato?

La logica lineare tipica della fisica classica o della psicanalisi cede il posto a una logica circolare in cui è inutile chiedersi quali siano le cause e gli effetti. Spezzare il circolo cibernetico e disporlo classicamente su un asse che va dal presente al futuro significa introdurre una propria interpretazione degli eventi ( o una determinata punteggiatura della sequenza degli eventi, come la definiscono gli autori) che il più delle volte porta a non focalizzarsi sul meccanismo conflittuale, ma a costruire avvincenti, e allo stesso tempo, inutili narrazioni. Watzlawick e gli altri autori suggeriscono come questa teoria non voglia minimamente contestare l’esistenza di problemi intrapsichici che il più delle volte richiedono trattamenti farmacologici, ma cercano di dare al contesto comunicativo la giusta importanza.

Minguccio85

Ciao a tutti :D

Salve a tutti 🙂 Ho deciso di aprire questo blog per recensire tutti i libri che ho letto. Mi sentirei più realizzato se riuscissi a trasmettere la curiosità e l’interesse che ho provato io nel leggerli. Spero anche che questo mio blog sia anche un luogo in cui possano nascere discussioni interessanti e costruttive 🙂 Sono graditi i consigli per migliorare, ovviamente 🙂